Sei qui: Homepage » Approfondimenti GdR » Perché giocare questi 3 personaggi ti provocherà intossicazione, influenza e angina pectoris

Perché giocare questi 3 personaggi ti provocherà intossicazione, influenza e angina pectoris

04 Dic 17 di

Di personaggi brutti è pieno il mondo di qualsiasi ambientazione di qualsiasi gioco di ruolo. E, com’è d’uopo dire: il mondo è un posto molto, molto brutto.
Se però alcuni loschi, disturbanti figuri prendessero consapevolezza delle loro mancanze e cercassero di migliorare, allora potrebbero gioirne non solo le gonadi del party ma anche i polmoni verdi dell’ambientazione che avete deciso di giocare.

L’ambiente di gioco è importante: non contaminiamolo.

Per intraprendere il discorso e analizzare tre personaggi brutti che provocano effetti nocivi (e tutte quelle altre cose che sono scritte sul retro delle medicine e che nessuno legge, preferendo il retro degli shampoo), abbiamo bisogno di capire due cose:

 – Quando un personaggio è brutto?
– Qual è la sostanziale differenza, tra un personaggio brutto e uno godibile?

Un personaggio “brutto”, nel nostro caso, è qualcuno che, dietro la patina di figaggine mostrata non ha niente. E per niente intendo… niente. Ma andiamo a esplorare tre esempi per comprendere meglio e vedere come mettere una toppa all’orrore.

Il monotematico

Eccolo lì, sta per attaccare con la solita tiritera: quante volte l’avete già sentita?

Cappellaccio nero comequellodiVanHelsing [e chiunque abbia apprezzato il personaggio di Bram Stoker si chiede: quale Van Helsing?], cinturone di cuoio doppio, mastica tabacco [oh mamma, che schifo] come ciccioli di grasso.

Nessuno nel paese sostiene di averlo visto senza stivali da caccia. Quarantotto di piede, cinquanta di attributi, un passato tremendo che al confronto Edipo si mette le mani nei capelli e si acceca due volte e Riccardo III diventa una mamma.

Sostiene di voler dimenticare il passato, o di volersi vendicare. Sia nel primo che nel secondo caso, ogni sua frase comincerà con “Quando ho perso tutta la mia famiglia…”
Quando mi hanno ucciso il pesce rosso…”
Ho giurato vendetta nei confronti di tutti i maniscalchi…”
*sostituisci i puntini con quello che vuoi*

Anatomia del Monotematico

  • Aspetto figherrimo
  • Legge del doppione: la pistola? Ce l’ha doppia. La cintura? Doppia. Qualsiasi tipo di attrezzatura? Doppio. Two is a magic number. Se dovesse morire, in fin dei conti, chi ti sfascerebbe i maroni con la storia della sua terribile vita ogni due per tre?
  • Una storia terribile. La tendenza a ricordarla a tutti, casomai se la fossero dimenticata.
  • Ogni storia mostrata, ogni personaggio non giocante incontrato, sarà la scusa per paragonarsi e raccontarsi.
  • Non frequenta uno psicologo e/o psichiatra e/o analista (Frank Castle, is that you?)
  • Comincia solo. Poi si attacca come un gatto ai maroni, ma intanto è solo.
  • Chiedigli se è mai stato tentato dal male. Lui risponde: “Io sono il male che mi è stato fatto.” O similia.
  • Quando e se la sua cerca finisce continuerà, imperterrito come un Mister Handy di Fallout di fronte alla bomba nucleare, a seguire gli altri ricordando la sua missione vendicativa come una radio rotta.

Manuale di sopravvivenza

Il problema di questo personaggio è che la storia ce l’ha e, sicuramente, è pure interessante.

Una storia bella, però, va snocciolata poco a poco.

Se ti piace vivere storie di vendette e dolore, leggere come una tragedia greca, fallo. Ma rivela la tua storia poco alla volta. Dà modo ai tuoi compagni di party di affezionarsi a te. Non frantumare i maroni di coloro che potrebbero diventare, mano a mano, i più grandi fan sostenitori della tua vendetta contro il malvagio Innominatex che ti ha ucciso la famiglia.

Capito, The Punishahemtu?

Il vene-dure

Arriva molleggiando, nella notte, le nocche nervose e lo sguardo acuto. Ha le labbra asciutte, il volto sottile. Deperito come un mozzicone di candela che non può più bruciare.

Fuori piove, lui passa la mano tra i capelli, occhi da ladro di stelle che non ha paura dello sguardo altrui. Lei viene attraversata come una scossa dalla sua presenza, passa la mano sul cuore, un movimento impercettibile che da lui viene colto. Agile come un puma (nome scientifico: Puma concolor – Linnaeus, 1771) riesce a evitare la signora delle pulizie, dribblare un gatto morto e anche il padrone di casa che urla che c’è da pagare la spazzatura e si avvicina a lei. Siede senza chiedere permesso e accende la sigaretta. Una droga, non ne può fare a meno. Un sorriso gli increspa le labbra “C-c-c-c’è musica nell’aria. La senti pure tu?

Le sue vene sono tese sul collo. È pronto a scattare verso un bacio già agognato. Oh, vampiro.
Lei sorride mostrando dentoni storti, neri come il fumo sui comignoli di Londra; gli dice “Buonashera! Vuoi cogliere il mio tenero fiore di carne, sghignore?

Mascellone volitivo, bandana tattica rossa, nel suo profilo migliore… ha anche un Triceratocop come alleato. Chi ha le vene più dure di lui?

Anatomia del Vene-Dure

  • Attitudine a descrivere pedissequamente ogni passo, come lo compie, in quale angolazione
  • Convinzione che descrivere l’onda prodotta dal ciuffo sia interessante a fini narrativi
  • Impossibile per lui non prendersi sul serio
  • Propensione ad amori passionali, tormentati, viuuulenti
  • Non ha un vero motivo per essere un tormentato testa di cazzo.
  • Non è importante il modo in cui riesce a saltare da un grattacielo e atterrare indenne.
  • Molto più importante la descrizione dei suoi occhiali da sole. Da quattro soldi, sì. Ma perfetti.

Manuale di sopravvivenza

Mai sentito il detto “tutto fumo e niente arrosto”? Ecco, per questo personaggio vale. Qui non bisogna lavorare sulla forma, ma sulla sostanza. Se un Vene-Dure riuscisse a lavorare su ciò che avviene dentro il suo personaggio, piuttosto che solo a come si rapporta a quello che gli accade intorno, allora il personaggio riuscirebbe a diventare tridimensionale e tutto, nel suo comportamento ultramolleggiato, avrebbe senso. Anche quella fastidiosa propensione a cadere sempre in piedi qualunque cosa accada.

Secondo consiglio, da seguire oppure no: prendersi un po’ meno sul serio concede più punti in “simpatia” che un personaggio del genere può suscitare sull’intorno. Questo ovviamente non significa che tutti i personaggi debbano diventare buffoni, tutt’altro…! Si può rimanere maledethi. Ma non arrabbiarsi quando un procione ci macchia il chiodo di pelle rende il tutto più semplice.

Il Just don’t ask

Tutto il gruppo discute di come affrontare la terribile minaccia planetaria rappresentata da InnominateX e i suoi spaventevoli budini al latte cagliato. Ognuno ha un suo piano, un modo per affrontare la faccenda che secondo lui è migliore. Solo G. L. Excalibur, il mercenario, rimane in silenzio, in un angolo. I suoi compagni si voltano e si chiedono se, per caso, non sia perché InnominateX fa parte del suo passato che nessuno conosce. Si chiedono se l’idea di poter uccidere il malvagio villain lo faccia star male. Potrebbe forse essere suo padre? O magari G. L. Excalibur ha fatto parte dell’esercito, era un budino cagliato che vuole dimenticare.

Il Capitano domanda: “G. L. Excalibur, c’è qualcosa che vorresti dirci?
G. L. Excalibur aggrotta un sopracciglio: “Meglio non chiedere, Capitano.”
I suoi compagni potevano pensare ciò che volevano: mai, G. L. Excalibur avrebbe rivelato loro la verità. La verità che lo scombussolava e lo faceva svegliare la notte sudato sui pettorali in pelle sintetica. La verità che segnava la sua vita.

E no: la verità non era che G. L. stava per Gino Lampredo. La verità che lo scombussolava e lo faceva svegliare la notte sudato sui pettorali… *continua ad libitum*

Tanti piccoli Just don’t ask alla riunione annuale per ascoltare il maestro.

Anatomia del Just don’t ask

  • Non ha legami. Arriva dal nulla perché del nulla fa parte.
  • Non ha amici. Quando provi a ticchettargli sulla spalla risponde subito (come il salvadanaio di Buzz LightYear di quando eravamo bambini e premevamo il bottone, ricordate?) “Scusa, non posso permettermi un amico”, e se ne va prima che voi possiate dirgli che eravate lì solo per chiedergli dove aveva messo l’anice stellato.
  • Al contrario del monotematico, il Just don’t ask il suo passato non lo vuole rivelare.
  • Probabilmente questo passato non esiste.
  • Lui dice di essere fighissimo. In realtà spesso il suo aspetto musone si risolve nell’immaginario collettivo in una sagoma di cartone di Boba Fett.
  • Non parla con nessuno. Qualcuno si chiede, in effetti, perché faccia parte del party visto che sembra non averne un vero motivo.
  • “Dai, dimmi qualcosa di te” “Meglio non chiedere”: insomma, Squall si è scontrato in un incidente ferroviario con Cloud. Ne è uscito lui.

Manuale di sopravvivenza

Il problema di questo personaggio è l’essere vuoto. Ma attenzione, non vuoto come il “tutto fumo” del Vene-Dure. Il Vene-Dure ha dalla sua lo stile, che spesso sa utilizzare al meglio. Il Just don’t ask non ha nemmeno quello. Non ha carattere. Non ha una storia interessante come quella del Monotematico, se no prima o poi potrebbe pure parlarne. Il Just don’t ask, per la maggior parte, è un tipo che ha voglia di essere figo ma non aveva intenzione di pensare a un concept.
In questo caso, serve aiutarlo a lavorare sui punti cardine che il suo personaggio vorrebbe toccare nel corso della storia. Ha nemici? Ha almeno un amico? Ha legami? Ha un luogo che considera “casa”?
Da qui in poi, costruire una storia – non necessariamente un background – è più semplice. Quindi, via con le domande, fatelo uscire dal bozzolo!

E adesso tocca a voi! Quali personaggi, nella vostra carriera di roleplayer, hanno più colpito “in negativo” il vostro immaginario? Come avete cercato di dare un freno, se l’avete fatto? Avete mai incontrato i personaggi descritti qui? Volete coniare altri termini?
Fatevi sotto nei commenti!

Chiara Listo

Ti è piaciuto questo articolo?
Puoi seguire l’autrice sulla sua pagina Facebook, dove parla di romanzi e gioca con varie ambientazioni:

 

GdR Players Online

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *